ROMA (3 marzo) - Il governo greco corre ai ripari e vara il piano di tagli da 4,8 miliardi di euro per ridurre il deficit pubblico. Le misure di austery prevedono l'aumento dell'Iva dal 19% al 21%, tagli dal 30% al 60% ai bonus percepiti dai lavoratori del settore pubblico a Natale, Pasqua e in agosto (tredicesime e quattordicesime). Aumentano anche le imposte su alcool (+20%), sigarette (+65%), benzina (8 cents in più al litro), gasolio (3 cents) e beni di lusso (fra cui yacht, auto di grossa cilindrata, gioielli).

I provvedimenti colpiranno anche le pensioni del settore privato, fino ad ora mai toccate dal governo, che rimarranno congelate per tutto il 2010. I nuovi tagli non sono stati accolti di buon occhio dal sindacato secondo cui si penalizzano i meno abbienti, mentre si sarebbe dovuto aumentare significativamente la pressione fiscale sui ricchi. Rischia di infiammarsi ulteriormente il clima in vista dello sciopero generale annunciato dall'organizzazione sindacale Adedy per il 16 di marzo. «Queste misure - ha dichiarato un membro del governo presente al cdm - sono dolorose, ma necessarie e in sostanza abbiamo fatto quello che doveva essere fatto, soprattutto per rispondere alle richieste dell'Unione Europea».

Il primo ministro greco George Papandreu: «Abbiamo fatto del nostro meglio». Al termine del cdm il premier ha sottolineato che si tratta di misure da «stato di guerra. Ora l'Unione Europea deve fare il suo. La Grecia è nell'occhio del ciclone e ora attende il sostegno della Ue. Se questo non arriverà, la Grecia si rivolgerà al Fmi».

Josè Barroso: «Do il benvenuto al piano del governo greco». È questo il commento del presidente della Commissione europea, che sottolinea come le decisioni prese oggi costituiscono «un forte segnale che dimostra la soluzione di responsabilità. Siamo solidali con il paese e ora l'ambizioso programma greco per correggere gli squilibri di bilancio è nella buona direzione, le misure aggiuntive annunciate oggi includono appropriatamente tagli di spesa, in particolare risparmi sugli stipendi pubblici che sono essenziali per raggiungere effetti permanenti di consolidamento e restaurare la competitività».

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